La libertà di espressione, l'ascolto delle diverse opinioni e il dibattito dovrebbero essere alla base di ogni festival culturale, a maggior ragione se riceve decine di migliaia di fondi pubblici. Eppure il Festival Salerno Letteratura, in programma dal 13 al 20 giugno, ha deciso di censurare lo scrittore Erri De Luca, colpevole di aver espresso nei giorni scorsi posizioni non in linea con il pensiero unico su Gaza e la Palestina. Erri De Luca, in un'intervista al quotidiano israeliano Israel Hayom, si era definito sionista sostenendo che a Gaza non fosse avvenuto un genocidio. Apriti cielo. Dopo gli inviti a boicottare i suoi libri, gli appelli a Feltrinelli a non pubblicarlo più, ieri è arrivata la decisione degli organizzatori del Festival di escluderlo dal panel inaugurale dell'evento. "La prolusione in un primo momento avrebbe dovuto tenerla Erri De Luca, autore molto letto e altrettanto amato. Ma la prolusione implica una certa identità di vedute con chi te le commissiona, quanto meno rispetto alla più tragica delle evidenze, i morti civili di Gaza", ha spiegato il condirettore artistico della manifestazione Gennaro Carillo.
Poi ha aggiunto: "Non c'è nessuna censura. De Luca era invitato comunque, seppure in altra sezione, ma ha preferito declinare".
In realtà si è trattato a tutti gli effetti di una censura che testimonia una certa intolleranza al libero pensiero come dimostrano anche le vicende dei giorni scorsi degli attacchi a Francesco De Gregori per aver detto che un artista non deve per forza schierarsi o le richieste del Pd di cancellare il concerto di Enrico Ruggeri a Codogno perché contrario al Green pass durante il periodo Covid. Erri De Luca ha risposto in modo laconico: "Non sono stato escluso dal Festival di Salerno, è il Festival che si è escluso da me".
E un grande nome della cultura, Roberto Cotroneo, dopo l'esclusione di De Luca ha deciso di fare un passo indietro. "I festival culturali non sono dei giornali, tantomeno dei partiti, e non hanno una linea: sono dei luoghi di cultura, di dibattito e di incontro. Sono presidi della democrazia. Da questa linea non si passa" e "per questo motivo, ho deciso di non tenere più il mio intervento a Salerno Letteratura. Avrei dovuto parlare di Umberto Eco, che sarebbe davvero inorridito solo all'idea di bruciare un libro, qualsiasi libro, o di togliere la parola a qualcuno".
Il quotidiano Cronache di Salerno ha messo in fila i contributi pubblici percepiti dall'edizione dello scorso anno del Festival Salerno Letteratura concessi all'Associazione Duna di Sale che si occupa dell'organizzazione. Secondo il giornale campano "dal Comune di Salerno sono arrivati ben 40mila euro, in linea con quanto concesso negli anni precedenti" a questa cifra "si sommano i 123mila euro erogati da Scabec, società in house della Regione Campania, per coprire ulteriori spese. Ma non finisce qui. Il decreto dirigenziale 503 del 30 maggio 2025 elenca i contributi assegnati dalla Regione Campania per la promozione e valorizzazione delle attività artistiche e culturali. Tra i beneficiari figura anche l'associazione di promozione sociale e culturale Duna di Sale E.T.S. che ha ricevuto 28mila 376 euro per il progetto #fuorifestival. In totale, oltre 191mila euro".
Ancora non è noto l'importo complessivo percepito per l'edizione di quest'anno ma dal sito del festival si legge "con il sostegno di Regione Campania e Comune di Salerno". C'è poi un altro tema ed è l'assenza di pluralismo nel programma della manifestazione. Interpellato da Il Giornale, il condirettore del Festival Carillo ha affermato che "il solo criterio, opinabilissimo, è la qualità di opere e pensieri. Dunque nessun senso unico o peggio amichettismo". Eppure scorrendo i nomi dei relatori (oltre cento) non c'è nessun ospite ascrivibile a un'area culturale liberale o conservatrice. Al contrario sono decine le figure progressiste. Sarebbe il momento di iniziare a chiedere alle amministrazioni pubbliche di inserire tra i criteri di erogazione dei finanziamenti libertà e pluralismo.

