Feltri, il nucleare, e la bomba che abbiamo in testa

Scritto il 04/06/2026
da Massimiliano Parente

Ieri Vittorio Feltri, nel suo stile diretto, a proposito della fobia italiana per l’energia nucleare, ha detto una cosa molto semplice e vera: “La gente sente nucleare e pensa a una bomba”. Mentre, detta letteralmente in soldoni, è una fonte energetica che ci farebbe risparmiare decine di miliardi in bollette.

Amplio il discorso di Feltri con dei dati, anche perché le persone non pensano solo a una bomba, pensano erroneamente a Chernobyl e a Fukushima, due spauracchi che vengono decontestualizzati (Fukushima oltretutto fa pensare a Hiroshima, e non c’entra un tubo). Per quanto riguarda Chernobyl, nel mondo c’erano 397 reattori nucleari in funzione, e nello stesso anno ne entrarono in funzione altri. L’unico reattore chiuso definitivamente fu Chernobyl 4, un RBMK sovietico con difetti di progettazione, procedure violate, cultura della sicurezza disastrosa e la gestione burocratica del regime.

Fukushima? Fece ventimila morti, solo che furono causati da un terremoto e da uno tsunami, non dalle radiazioni della centrale. A Fukushima Daiichi arrivarono onde alte come palazzi. Se uno tsunami di quella portata colpisse una città costiera italiana il disastro sarebbe lo tsunami stesso, non l’eventuale presenza di una centrale nucleare. Messina, Reggio Calabria, Napoli o Genova, Livorno o Trieste, sarebbero devastate. Dall’acqua. Tuttavia, torniamo al Giappone: quell’11 marzo del 2011 non fu colpita solo Fukushima: quattro centrali, per un totale di 14 unità, e che si spensero automaticamente dopo il terremoto, nessuno ne parla. Quella di Onagawa era ancora più vicina all’epicentro del terremoto rispetto a Fukushima, e si spense come le altre in sicurezza. Sarebbe come rifiutare di prendere un aereo dopo ogni incidente aereo, sebbene l’aereo sia statisticamente il mezzo più sicuro.

Tra l’altro le fonti fossili sono molto più pericolose in termini di morti per unità di energia prodotta, mentre nucleare, eolico e solare stanno nella fascia più sicura. OWID scrive che il nucleare causa il 99,8% morti in meno del carbone, 99,7% in meno del petrolio e 97,6% in meno del gas, considerando sia incidenti sia inquinamento atmosferico. Gli ambientalisti però, e i seguaci di Greta Thunberg, sono ideologicamente ostili alla tecnologia e alla modernità: denunciano gli effetti della CO2 sul surriscaldamento globale, e non vogliono il nucleare, le cui emissioni di anidride carbonica sono pressoché nulle (quindi il problema resta senza la soluzione: le fonti fossili innalzano la temperatura del pianeta, le rinnovabili non bastano, e nessuno, a parte Greta e simili, vuole tornare all’età della pietra o andare verso una “decrescita felice”, decrescano felicemente loro, sebbene con lo smartphone in mano con cui scrivono tweet in continuazione, come se pure internet fosse alimentata a aria).

Il nucleare, insomma, nel resto del mondo, dove non ci sono dittature e reattori obsoleti, funziona molto bene, tant’è vero che noi importiamo energia nucleare dalla Francia (ai francesi va benissimo se noi siamo contrari al nucleare), e lo vediamo dalle bollette, come ricorda Feltri, senza contare che le centrali nucleari moderne sono ancora più sicure. A pensarci siamo però un paese molto furbo. Quando si fece il referendum sul nucleare in Italia? Subito dopo Chernobyl, e un secondo referendum ancora con la memoria di Fukushima, seguendo l’onda di uno tsunami la cui acqua devastante è arrivata nelle nostre urne e nei nostri cervelli devastati dalla superficialità.