Scontrandosi con la Procura di Milano sul processo a Daniela Santanchè, il Senato non difende l'ex ministra del Turismo ma i propri diritti istituzionali, «essendo competente a dichiarare definitivamente la volontà del potere che esso impersona». Con questa motivazione la Corte costituzionale ha deciso di aprire ufficialmente un fascicolo per «conflitto tra poteri dello Stato intorno al caso dei messaggi e delle registrazioni della Santanchè finiti in mano ai pm milanesi, e da loro utilizzati per portare a processo l'esponente di Fratelli d'Italia. Quelle conversazioni, sostiene il Senato con una mozione approvata a maggioranza, sono protette dall'immunità parlamentare, che vieta alla magistratura di intercettare membri delle Camere senza autorizzazione preventiva delle Camere stesse. E quindi devono essere eliminate dal processo: il processo per presunta truffa ai danni dell'Inps, che ha portato recentemente alle dimissioni della Santanchè dalla sua carica nel governo Meloni.
Come sottolinea l'ordinanza depositata ieri dalla Consulta, il vero scontro tra Senato e pm comincia adesso: il provvedimento è stato trasmesso alla presidenza di Palazzo Madama che ha sessanta giorni di tempo per inoltrarlo al capo della Procura milanese Marcello Viola. Lo scontro verte su una chiavetta Usb fornita dalla Consob con una serie di mail inviate dalla Santanchè, e un'altra chiavetta fornita da un'ex dipendente «contenente la registrazione occulta di sette colloqui operata da quest'ultimo, a cinque dei quali aveva partecipato la senatrice Santanchè». Secondo il Senato si tratta di «corrispondenza scambiata anche in costanza di mandato parlamentare, e registrazioni occulte di colloqui privati, svoltisi anche presso il suo domicilio e ai quali la medesima senatrice aveva preso parte».
Una volta che la Procura avrà trasmesso le proprie tesi, la Corte costituzionale fisserà una udienza per affrontare la decisione. Nel frattempo, il procedimento a carico della senatrice meloniana resta fermo, e resta fermo anche il decorso della prescrizione.