Nell'Occidente dove Nowak, siccome è bianco, doveva essere per forza il colpevole dell'aggressione contro l'indiano sikh Digwa (poi condannato all'ergastolo), non può stupire il caso Minetti. Alla sinistra non è sembrato vero poter rispolverare tutto il repertorio di odio nei confronti di Nicole. Sulla grazia ricevuta hanno costruito un'inchiesta surreale - ieri definitivamente smentita dalla procura generale di Milano - che come un gesto condizionato si basava palesemente su un solo pregiudizio: il legame con Silvio Berlusconi. Un film visto miliardi di volte è finito per ritorcersi contro i suoi registi. Soprattutto nel Paese che ha dato la grazia a personcine del calibro di Ali Agca (sparò a Papa Giovanni Paolo II) o Ovidio Bompressi (esecutore materiale dell'omicidio del commissario Calabresi), ma a Minetti no. Non s'ha da fare. Sono arrivati a dire che aveva sbagliato il Quirinale, ma Sergio Mattarella ha chiesto di verificare ancora una volta i documenti. La Procura ha verificato e il famoso scoop altro non era che una fregnaccia. La grazia si reggeva su documentazioni valide, ma per loro questa donna ha la colpa di essere molto bella e di essersi divertita nella vita. Tutte cose che per me sono medaglie, perché resto un democratico liberale, non giudico le persone perché vanno a letto con qualcuno o adottano un bambino malato, come ha fatto Minetti. Vorrei invece sentire nelle inchieste della sinistra qualcosa che riguardi le comunità islamiste che stanno colonizzando le nostre città e ci regalano ormai un terrorista a settimana, che viene arrestato perché vuole fare un attentato. Il problema è dove manca la libertà, dove vige la teocrazia, la legge del Corano, non dove ce n'è stata troppa di libertà.
Dei Minetti e delle pene
Scritto il 04/06/2026